NASCE IL REGNO D'ITALIA

Nel 1861 nacque ufficialmente il Regno d'Italia per annessione al Regno di Sardegna dei numerosi stati italiani allora indipendenti dopo due guerre di indipendenza combattute contro l'Austria.
Nel 1866 gli austriaci cedettero il Veneto (con la Provincia del Friuli) all'Italia (3^ Guerra di indipendenza).
Nel 1870 Roma diventò la capitale d'Italia (fino ad allora rimasta indipendente sotto il controllo del Papa) dopo essere stata occupata dall'esercito del Regno d'Italia.
Il giovane Regno d'Italia, guidato dalla casa reale dei Savoia, iniziò una nuova politica militare e coloniale che portò un alleanza con la Germania e l'Austria-Ungheria (1882) e la nascita della Colonia Eritrea (1890) e di alcune basi che portarono alla nascita della futura colonia della Somalia.
Nel 1911 l'Italia occupò militarmente la Libia strappandola ai turchi (Guerra di Libia 1911-13) e si impossessò di alcune isole dell'Egeo (Dodecaneso).


VERSO LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Verso la fine dell''800 l'impero tedesco diede corso ad una nuova politica economica e militare.
La minaccia portata dai nuovi livelli produttivi tedeschi al primato economico inglese, gli interessi economici tedeschi in Medioriente per il petrolio, gli intensificati armamenti, la creazione di una flotta militare che portò i tedeschi ad avere dei possedimenti coloniali e l'alleanza militare della Germania nel 1882 con l'Austria-Ungheria e l'Italia (TRIPLICE ALLEANZA) finirono per creare grossi attriti fra la Germania e l'Inghilterra che corse ai ripari operando un riavvicinamento alla Francia in funzione antitedesca. Ad essa le due potenze arrivarono nel 1904 siglando un trattato militare al quale la Russia aveva già aderito con la Francia (INTESA: tra Inghilterra, Francia e Russia).
L'Impero Austro-ungarico nel 1908 ottenne l'annessione definitiva della Bosnia-Erzegovina dallo sgretolamento dell'Impero Ottomano nei Balcani; ciò provocò il risentimento della Serbia, protetta dalla Russia, che voleva avere un ruolo egemone nell'area balcanica unendo i popoli slavi del sud in una grande Serbia e mirava alla costa dalmata (in mano agli austriaci) e alla costa albanese (occupata momentaneamente nel 1912-13 con l'aiuto del Montenegro alleato dei serbi) per avere uno sbocco al mare.
La Serbia era diventata un importante punto di riferimento per le tendenze nazionalistiche delle popolazioni serbe e anche degli altri popoli slavi che vivevano ancora nei territori asburgici e che aspiravano all'indipendenza.
Il governo di Vienna era seriamente preoccupato perché questa situazione rischiava di provocare la disintegrazione di vasti domini che avrebbero potuto staccarsi dall'Impero.
Il nazionalismo serbo sfociò in una serie di attentati terroristici culminanti nell'assassinio a Sarajevo dell'Arciduca d'Austria Francesco Ferdinando e di sua moglie (28 giugno 1914) che fu l'innesco del conflitto.
SCOPPIA LA GUERRA (28 luglio 1914)
L'Austria-Ungheria impose un duro ultimatum alla Serbia e, nonostante la risposta dei serbi accettasse gran parte delle richieste austriache, il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria dichiarò guerra.
Il meccanismo delle alleanze diventò fatalmente un ingranaggio di guerra ed in pochi giorni la maggiori potenze europee entrarono nel conflitto.
L'Italia si mantenne neutrale e non entrò in guerra perché il trattato di alleanza con la Germania e l'Austria-Ungheria aveva solo scopi difensivi.

L'ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra contro l'ex alleata Austria-Ungheria, lusingata dalle concessioni territoriali promesse dagli inglesi e dai francesi con il Patto di Londra (soprattutto le città di Trento e Trieste), sotto la spinta del partito degli interventisti.
L'esercito italiano non seppe approfittare del momento favorevole, visto che l'esercito austro-ungarico era impegnato in Russia ed in Serbia e sul fronte italiano c'erano solo poche truppe a disposizione.
Gli italiani persero del tempo prezioso e ciò permise agli austriaci di ripiegare e di attestarsi su posizioni facilmente difendibili e di far affluire forze sufficienti per fermare le truppe italiane ovunque (abbandonando agli italiani l'alta valle del Chiese nelle Giudicarie, la Valle dell'Adige fino a Rovereto, parte della Valsugana fino al Primiero, Cortina, e ritirandosi sull'Isonzo e sul Carso).
La guerra si cristallizzò in una lunga guerra di posizione combattuta prevalentemente sulla linea di confine che correva dallo Stelvio al mare Adriatico, davanti alla città di Trieste .
Nel 1915 gli italiani scatenarono 4 battaglie sul Carso e sull'Isonzo (giugno-dicembre), ma non riuscirono a sfondare il fronte tenuto caparbiamente dalle truppe austro-ungariche.
Nel 1916 gli austro-ungarici tentarono nel mese di maggio e giugno di scendere nella pianura veneta dai monti del vicentino (Altopiano di Asiago e monti della Val d'Astico e della Val d'Assa).
Le truppe italiane, dopo un iniziale ripiegamento, riuscirono a fermare gli imperiali ai margini della pianura veneta e contrattaccarono riconquistando parte del terreno perso.
Sull'Isonzo e sul Carso le truppe italiane scatenarono altre 5 offensive che nel mese di agosto portarono alla conquista del Monte Sabotino e del Monte San Michele e alla conquista della città di Gorizia.
Gli austro-ungarici dovettero così arretrare il fronte sulla Bainsizza, sul San Gabriele e sul Carso nella zona di Castagnevizza fino all'Hermada.
Nel 1917 l'esercito italiano nel mese di giugno tentò di sfondare il fronte sull'altopiano di Asiago (battaglia dell'Ortigara) per raggiungere Trento, ma il tentativo fallì.
Con altre 2 offensive sull'Isonzo (combattute da aprile al settembre del 1917) gli italiani conquistarono la Bainsizza mettendo in grave difficoltà l'esercito austro-ungarico.
In seguito a ciò i tedeschi vennero in aiuto degli austriaci e il 24 ottobre 1917 sfondarono il fronte a Caporetto costringendo gli italiani ad una disastrosa ritirata sul Piave e sul Grappa dove si difesero disperatamente fermando le truppe austro-tedesche.
Gli austro-ungarici nel mese di giugno del 1918 tentarono un'offensiva sul Piave e sul Montello, ma l'esercito italiano riuscì a mantenere il fronte e alla fine di ottobre del 1918, con l'aiuto di alcune divisioni franco-britanniche ed una cecoslovacca (creata con disertori austro-ungarici), lanciò un'offensiva dal Grappa al Piave che si concluse con la rioccupazione dei territori persi dopo Caporetto e la fine della guerra sul fronte italiano.
L'esercito austro-ungarico si arrese agli italiani e l'Armistizio entrò in vigore il 4 novembre 1918.
L'11 novembre 1918 si arresero anche i tedeschi sul fronte francese e la guerra fu vinta dagli eserciti alleati, tra cui l'Italia che ottenne il Trentino e l'Alto Adige, la città di Trieste e l'Istria e mantenne le colonie (Libia, Eritrea, Isole dell'Egeo e parte dell'Albania), ma era costata al nostro paese circa 670.000 morti.