Alla fine della guerra l'Italia
è unita, ma le zone del fronte che hanno vissuto in prima
persona il dramma bellico sono completamente distrutte. Al ritorno
nei paesi natii, davanti agli occhi degli sfollati e dei nostri
soldati congedati, si apre un desolante spettacolo di distruzione:
non sono solo le case, è tutta una vita, una società
che si deve ricostruire.
Tra le macerie risuona l'eco delle parole
di commiato che il generale Giardino rivolse alla sua armata:
"L'armata del Grappa non morrà! E' stata un .formidabile
strumento di guerra; più ancora, è stata ed è,
e sarà un fascio meraviglioso di anime. La sua gloria ha
le radici nel vivo cuore del popolo italiano che del Grappa, e
dei soldati del Grappa, ha fatto il simbolo della patria fede
e della patria fortuna. Non morrà! Voi, dunque, non la
dimenticate mai la vostra armata! Riconoscetevi sempre fra di
voi, come fratelli, nel nome del nostro Monte, in seno al quale
riposano i nostri morti. Portate sempre in voi, e diffondete attorno
a voi, quando tornerete nel nostro grande popolo e ne sarete parte
così grande, rispettata ed ascoltata, il sentimento e la
religione di quella vostra disciplina di fede e di amore che vi
ha fatti eroi; vivete ed operate sempre come se foste, ancora
e sempre, i soldati del Grappa!".
Si conclude così una
delle più sanguinose pagine della nostra storia. Come per
tutte le guerre ora noi, posteri, dobbiamo chiederci: servì
a costruire pace fra i popoli? Monsignor Luigi Todesco, di Solagna,
che visse in prima persona il dramma della guerra e del pro- fugato
delle popolazioni valligiane, così risponde:
"... altre ombre uscivano a schiera dai sepolcri recenti
che costeggiavano la via e sembravano avvicinarci ed interrogare:
perché ci mandaste a morire quassù? Perché
dicevate che dovevamo cadere affine di castigare la brama di dominazione,
e la patria potesse sollevare fieramente il capo al cospetto dei
popoli e guadagnarsi tesori di gratitudine da parte delle piccole
e grandi nazioni e i nostri figli potessero riposare tranquilli,
ciascuno all'ombra della sua vite e del suo fico, senza veder
mai spegnersi il fuoco sul focolare paterno, né conoscere
più privazioni ed esili? Ci prometteste la comunanza delle
nazioni; ed ecco invece un serraglio di belve. Ci prometteste
pace ferma ed universale fratellanza; ed invece ecco gettati ovunque
i semi di guerre future, e calpestate le piccole nazioni, e rimbarbariti
i costumi, e rinascenti mostruosi imperialismi sui continenti
e sui mari. Chi ci ingannò? Chi disperse il frutto del
nostro sacrificio? Chi ci condusse a questa veramente inutile
strage?.
E le pallide ombre tornavano a ricollocarsi nella tomba
insanguinata, e noi seguitavamo in silenzio la discesa, angosciati
per il ricordo dei dolori di ieri e inquieti per le incertezze
del domani, mentre il nebbione che si sfilacciava giù per
le costiere del Grappa si univa all'incipiente oscurità
notturna e rendere più lugubre la mestizia degli uomini
e delle cose".