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Il Grappa, monte sacro alla Patria. Montagna conosciuta e frequentata, affacciata alla pianura e orizzonte visivo insostituibile per moltissimi veneti, consegnata alla storia per i tragici fatti dell’ultimo anno della Prima Guerra mondiale, per gli episodi della Resistenza e del rastrellamento operato dai tedeschi sfociato nel terribile eccidio di partigiani e prima ancora per una famosissima salita alla cima, nel 1901, del Cardinale Sarto (poi papa Pio X), che, accompagnato da un enorme seguito di popolo, colse la diffusissima devozione popolare e consacrò la vetta alla notissima Madonnina del Grappa. Ma c’è anche una montagna fatta di natura di prim’ordine, nella quale hanno vissuto per secoli decine e decine di famiglie sparse in contrade che erano animate per tutti i dodici mesi dell’anno (e non poche settimane d’estate, come avviene adesso) con tanto di scuole aperte o addirittura itineranti. Un Grappa perciò fatto di grandi e di piccole storie, di eventi che hanno segnato tutta la storia nazionale e tante modeste vicende familiari che sono comunque la nostra storia e le nostre radici. Su questa montagna si è scritto tanto e del suo destino si è discusso tanto. Sembrerebbe, perciò, ripetitivo e superfluo ritornarci. Ma può essere, invece, l’occasione per ricordare ancora una volta alcune delle sue notevolissime bellezze naturali, così interessanti da farne un’area S.I.C., ovvero un’area di interesse europeo. Con un’avvertenza: per la scelta sottesa a questo volumetto, ne descriveremo solo la porzione vicentina lasciando ad altre occasioni l’illustrazione dei versanti trevigiani e bellunesi che, è bene dirlo, mostrano analogie ma anche forti diversità e caratteristiche proprie.
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